Gli sdraiati

 
                                    TITOLO:            Gli sdraiati
AUTORE: Michele Serra
NAZIONALITA': Italiana
ANNO PUBBLICAZIONE: 2013
CASA EDITRICE: Feltrinelli
COLLANA: I narratori
PAGINE: 112

                      

 

 

 

 EPOCA 
Si svolge ai nostri tempi.

 

 LUOGHI 
E' ambientato in Italia, in un qualche luogo della Toscana nei pressi di Livorno.
Il colle della Nasca, più volte citato nel testo, pare essere un luogo inventato.

 

 TRAMA 
Narra dell'antico rapporto tra un padre ed il figlio, visto dalla parte del genitore.
Lui è un divorziato, costantemente dibattuto tra far predominare la severità paterna o l'indulgenza materna. Nel dubbio preferisce non prendere posizione, ponendosi verso il figlio come osservatore, raccontandone, a volte anche grottescamente, il comportamento, senza tentare di dialogarci, ma cercando disperatamente, nel suo affrontare la vita da "sdraiato", un senso che la possa giustificare agli occhi degli eretti. Di questo mondo, futuribile teatro di una guerra tra vecchi e giovani, analizza quello che forse non rappresenta solo un'altro contrasto generazionale, ma "una separazione definitiva tra il passato ed il futuro degli umani", sperando di riuscire almeno a stabilire un contatto tra i due mondi, un punto d'unione tra sè, padre, ed il proprio figlio.

 

 COMMENTO 
Pur senza pretendere di essere un trattato sul rapporto padre/figlio, su di esso fornisce però alcuni piacevoli spunti di riflessione. Durante il racconto viene analizzato il solo punto di vista del padre che, per giustificare il figlio, adduce a volte, improbabili attenuanti ai suoi comportamenti, a lui peraltro incomprensibili.
Il libro comincia in modo brillante, salvo poi divenire un poco più "opaco", in particolare nelle parti dedicate alla visionaria guerra tra vecchi e giovani, per poi chiudersi con un barlume di speranza.
Resta comunque un libro nell'insieme gradevole, capace di far sorridere ed anche di riflettere.

 

  PASSI SCELTI 
● Ogni sirena di ambulanza, ogni riverbero luttuoso dei notiziari, scoperchia la scatola delle mie paure.
● Anche quando basterebbe un nonnulla per chiudere il cerchio, tu lo lasci aperto. Sei un perfezionista della negligenza.
● Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.
● L'amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non richiede capacità che non siano istintive ... E' anni dopo, è quando tuo figlio ... si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano.
● ... ogni crollo di ordine è un inevitabile crollo di bellezza ...
● Mia nonna, poi mio padre curarono questi vasi. La cura del mondo è un'abitudine che si eredita. A dieci anni riempivo l'annaffiatoio per mio padre, e la facilità con la quale lui maneggiava con una sola mano quei dieci litri d'acqua che io gli porgevo con fatica e impaccio mi pareva il traguardo della mia infanzia. Ora che maneggio con la stessa destrezza quei dieci litri, e sono dunque adulto, mi rendo conto che nessuno mi porge l'annaffiatoio. Una catena è spezzata - ne sono l'ultimo anello.
● ... e dunque per un attimo spero che la madre, rendendo conto a se stessa che non ci seguiva nessuno - beati noi -, sia sfiorata, almeno sfiorata, dal sospetto che l'unico vero problema
del figlio è avere una rompicoglioni siffatta che lo segue, lo asfissia, lo giustifica, lo soffoca, gli fa da alibi, lo assolve ...
● Certo che un mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono, prima non si era mai visto.
● Mi hai detto: "E' l'evoluzione della specie"
● Trionfa anche l'illogica illusione che il corpo - il tabernacolo dell'Io - possa salvarsi da solo, rimanere integro mentre intorno tutto
si corrompe.
● Oppure ognuno è destinato a diventare il Grande Fratello di se stesso, sorvegliare filmare fotografare riprodurre ogni proprio gesto, ogni proprio sospiro, ovviamente ogni vestito e ogni accessorio, modellarsi autisticamente giorno dopo giorno senza che il cozzo con gli altri lo deformi, lo scomponga, lo confonda, lo innamori, insomma lo alteri, lo riconsegni al caso e alla natura, alla gloriosa confusione della vita?

 

 L'AUTORE 
Michele Serra Errante è nato a Roma il 10 luglio 1954.
A 5 anni, con la famiglia, si trasferisce a Milano dove consegue la Maturità Classica, abbandonando gli studi al terzo anno di Lettere Moderne.
Nel 1975 comincia la sua attività lavorativa presso L'Unità come dimafonista, per poi ricoprire vari ruoli occupandosi di diversi argomenti.
Nel 1986 inizia ad occuparsi di satira, collaborando dapprima con l'inserto satirico dell'Unità Tango e poi con Cuore.
Nel 1989 esce il suo primo libro di racconti, e nel 1997 il primo romanzo.
Tra le varie collaborazioni giornalistiche si evidenziano quelle con Epoca, l'Unità, L'Espresso e Repubblica.
Oltre alla partecipazione nel cast del programma televisivo "Cielito lindo", è stato co-autore di programmi TV con Celentano "125 milioni di caz..te", Morandi "C'era un ragazzo" e Fazio "Quello che (non) ho" e "Che tempo che fa", nonchè autore teatrale (ha scritto per Luca De Filippo, Antonio Albanese, Claudio Bisio, Milva e il Teatro Stabile di Genova) e di testi per Beppe Grillo, Antonio Albanese e Giorgio Gaber.
Attualmente sposato con la giornalista Giovanna Zucconi, nata a Camerino (Macerata) il 7 dicembre 1960, ha quattro figli di cui due acquisiti dalla moglie.
Vive sull'Appennino emiliano.