Podio 200 m Mex68

16 ottobre 1968. Olimpiadi del Messico. Finale maschile dei 200 metri piani. Tre uomini sul podio. Due, Tommie Smith e John Carlos,  passeranno alla storia per il gesto atletico, ma soprattutto per il gesto sul podio. Di uno non si parlerà più sino alla sua morte.
Stasera ho aperto la posta ed ho trovato una mail di un mio ex collega che linkava un articolo dell'agosto del 2015 di Riccardo Cazzaniga intitolato "L'uomo bianco in quella foto". Lui chiedeva a me ed altri se ci ricordavamo di quell'avvenimento. Io non lo ricordavo perchè bambino, ma lo conoscevo, o almeno lo credevo sino a quel momento.

Ho pertanto letto l'articolo, dapprima con l'attenzione che si presta alla solita storiella, poi con sempre maggiore partecipazione sino a commuovermi e sdegnarmi per l'atto silenzioso e coraggioso di un uomo che, per le sue convinzioni e per la necessità di dimostrare in modo visibile la sua solidarietà ad altri uomini, si ritrovò solo e dimenticato da tutti, ma in particolare dal suo Paese, quello che aveva portato contro ogni previsione, a vincere un argento. Anzi, il suo Paese in realtà se lo ricordò molto bene, tanto che nonostante avesse corso per ben 13 volte sotto il tempo di qualificazione dei 200 metri, e per ben 5 sotto quello dei 100, non si dimenticò di cancellarlo dalle convocazioni per Montreal '72, e neppure di non spedirgli almeno un invito per Sidney 2000, senza contare tutto quello che, in conseguenza di questo atteggiamento, lui dovette patire durante la sua vita che ebbe termine nel 2006.
Solo nel 2012 il Parlamento Australiano gli chiese scusa e lo riabilitò pienamente.

I fatti sono questi. Norton giunge inaspettatamente in finale, con un tempo d'accesso di tutto rispetto, inferiore solo a Smith e a Carlos, i due americani che tutti aspettano per scoprire chi si aggiudicherà l'oro. Ed è proprio qui, nella finale, che Norton stupisce il mondo con una incredibile ed emozionante rimonta negli ultimi 100 metri, riuscendosi a piazzare tra i due favoriti, conquistandosi così una meritatissima medaglia d'argento.

PhotoFinish 200 m Mex68

Qui sopra l'immagine del photo finish dell'arrivo di quella gara: 1° Tommie Smith USA 19"83 - 2° Peter Norman AUS 20"06 - 3° John Carlos USA 20"10
Clicca qui per vedere il filmato della finale.

Fin qui l'avvenimento sportivo, e c'è ne sarebbe già abbastanza per capire che quest'uomo, sconosciuto ai più, era arrivato appena dietro a colui che, per primo, aveva infranto il muro dei 20 secondi. Senza poi dimenticare che il suo record, in Australia, è ancora imbattuto a 48 anni di distanza.
Ma poi avviene un qualcosa che farà molto più rumore della prestazione atletica. Al momento di presentarsi per la premiazione, in un periodo storico molto teso (Primavera di Praga, assassinio di Martin Luther King e Robert Kennedy, rivolta giovanile, ecc.), in cui il capo del Comitato Olimpico aveva già avvisato che ogni iniziativa di protesta sarebbe stata bloccata rimandando a casa i colpevoli, i due velocisti afroamericani decidono di schierarsi contro il razzismo e a sostegno del movimento per i diritti civili, a loro stessi negati in patria. Per farlo scelgono dei segni: si presentano senza le scarpe ma solo con un paio di calze nere, a mostrare la povertà degli afroamericani che non potevano avere un lavoro dignitoso nè un'istruzione, con una spilla del Progetto Olimpico per i Diritti Umani, con una collana di pietre, simbolo dei fratelli e sorelle che si erano sacrificati per la causa dell'unità degli afroamericani, e con il pugno chiuso, avvolto da un guanto nero, alzato al cielo, simbolo di unità, di raccolta, di forza. Mentre stanno per entrare, fermi nel sottopasso, Norton si fa spiegare cosa vogliono fare e perchè. E' lui che suggerisce loro di utilizzare in due, l'unico paio di guanti disponibili (infatti uno alzerà il braccio sinistro ed uno il destro). E sempre lui decide di appuntarsi, in segno di solidarietà, poichè crede nelle stesse cose, un distintivo del Progetto Olimpico per i Diritti Umani, che gli verrà prestato da un altro atleta bianco, un canottiere americano.

Podio 200m Mex68
La reazione del Comitato Olimpico è immediata. I due americani ribelli vengono sospesi e costretti ad abbandonare il Messico entro 48 ore. In patria verranno accusati e maltrattati dai media americani, e si troveranno in difficoltà nel trovare un lavoro nonostante la laurea conseguita. Soltanto il popolo afroamericano guarderà a loro come degli eroi, compensando in parte le loro sofferenze.

Peter invece, per il solo fatto di essersi dimostrato solidale con loro appuntandosi quello stemma, non viene festeggiato in Patria e subisce il boicottaggio alla sua partecipazione alle olimpiadi di Montreal '72 e all'atletica professionista. Deve pertanto arrangiarsi per sopravvivere, inventandosi vari mestieri. Inoltre nel 2008, a seguito di una ferita trascurata, rischia l'amputazione di una gamba, e conseguentemente cade nel tunnel della depressione e dell'alcolismo, da cui però riesce ad uscirne, nella speranza di ricevere un invito per Sidney 2000. Esso però non arriverà dai suoi compatrioti ma dagli americani, che lo accoglieranno al pari di Smith e Carlos. Per questo nel 2004 presenzierà all'inaugurazione di una statua in loro onore, tenendovi un discorso.
Nel 2006, al suo funerale, Smith e Carlos ricambieranno la sua visita e ne porteranno a spalle la bara.

 

Di seguito qualche altro link ad una parte del materiale che ho visionato per scrivere questo articolo:
Peter Norman, l'eroe bianco del Black Power
Come ho riscritto la storia di Peter Norman
Sono uguale a voi quel volto bianco accanto ai pugni neri
Peter Norman
Peter Norman
Salute - The story behind the image

 

 

 

 

 

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